Il racconto dei pazienti: la storia di Giordana
| La storia di Giordana ci è giunta come gradita sorpresa in redazione in risposta alla lettera di Francesca pubblicata sul numero precedente. Grazie Giordana, per il coraggio di raccontarti e per la generosità con cui hai messo la tua storia a disposizione di quanti cercano un confronto e un supporto nella propria convivenza quotidiana con il diabete. Speriamo che la tua testimonianza possa stimolare anche altri a inviare i loro racconti e le loro storie.
Cari lettori, mi chiamo Giordana. Sono qui per raccontarvi la mia storia. Sono una donna di quarant’anni affetta da diabete insulinodipendente dall’età di 12. Tuttavia oggi sono qui per far comprendere a chi vive il diabete come un “limite” che in realtà ha un unico limite, non tanto fisico quanto piuttosto psicologico. Devo dirvi che sono rimasta sbalordita leggendo l’articolo di quella ragazza che raccontava di esser caduta in depressione dopo aver appreso di essere diabetica. Bisogna viverla al meglio: accettando quanto ci accade e affrontando tutti i problemi che ci riserva. Il mio atteggiamento nei confronti della malattia è stato semplice: ho compreso fin dall’inizio che il diabete doveva essermi “amico”, non certo “nemico”: era, dunque, fondamentale conoscerlo approfonditamente per conviverci al meglio. Ho capito che l’importante è acquisire semplici regole che permettono di vivere serenamente l’oggi per evitare di sviluppare terribili complicanze nel futuro. |
Io l’ho fatto! Ho curato e ancora oggi curo scrupolosamente la mia alimentazione e la mia attività fisica. Ho controllato e tutt’oggi controllo quotidianamente la glicemia. Effettuo l’insulina e mi sottopongo, con regolarità, a tutti i controlli clinici e di laboratorio consigliati a chi soffre di diabete. Con queste semplici regole mi sono potuta permettere di vivere con serenità fin da sempre. Ho vissuto serenamente la mia giovinezza, frequentando sport, viaggiando in tutto il mondo, diplomandomi con ottimi voti e svolgendo ogni genere di attività che solitamente svolge ogni giovane “sano”. Mi sono successivamente laureata, ho lavorato e messo al mondo una splendida figlia “sana” che oggi ha 8 anni. E ho così deciso di mettere la mia esperienza al servizio degli altri. A conti fatti credo che, nel mio caso, il diabete non abbia rappresentato un limite ma una vera “marcia in più” rispetto a chi diabetico non è. Cari saluti a tutti. Giordana Fauci |
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