Il racconto dei pazienti: la storia di Prisca
Scritto da Natalia Piana Martedì 02 Marzo 2010 16:26
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Prisca è una giovane donna che ha deciso di raccontare alla nostra rivista la sua storia di mamma di una bimba che ha il diabete da quando aveva 10 mesi. Parole forti, spiazzanti, rabbiose, incerte, sofferenti che spero aiutino a superare il silenzio e la solitudine di tante altre mamme come lei, perché insieme, raccontando, si possa trovare conforto e confronto, per uscire dall’isolamento e riprendere in mano la propria vita. Grazie Prisca per il tuo coraggio. Salve, mi chiamo Prisca, ho 35 anni e ho una figlia di nome Alice che a dicembre ha fatto 3 anni. A 10 mesi e mezzo le é stato diagnosticato il diabete di tipo 1. Di colpo, tutto il tuo mondo va in pezzi. Alice è stata ricoverata d’urgenza in quanto quando si é capito che aveva il diabete era già quasi in coma. Ci sono voluti tre giorni per stabilizzarla e scongiurare il pericolo di morte. Per me come per suo padre è stato qualcosa di inspiegabile, la realizzazione dei tuoi peggiori incubi, ti ritrovi a vivere in un limbo e speri di svegliarti e capire che si è trattato solo di un brutto sogno, ma purtroppo più il tempo passa più ti rendi conto che è la realtà e che per quanto tu possa pregare, urlare, lottare e arrabbiarti, questo non cambierà. Due settimane in ospedale e poi a casa con il microinfusore, i cateteri da cambiare ogni tre giorni, le glicemie da fare ogni due ore, anche di notte, il cibo da dover pesare, mille cose nuove da imparare per il bene di tua figlia. In tutto questo non hai il tempo di stare male, non ti puoi permettere di stare male. Ci sono voluti mesi ma alla fine siamo riusciti a trovare la giusta dose d’insulina in rapporto a ciò che Alice mangia, alla sua attività fisica e a tutti i fattori che entrano in gioco. Oramai sono quasi due anni che Alice ha il diabete, un diabete per fortuna ben equilibrato, con delle emoglobine glicosilate ottime, spero anche per merito mio. Alice può fare una vita del tutto normale, o quasi, e cresce normalmente e bene, anzi, per alcuni versi è decisamente più avanti dei bambini della sua stessa età. Così ora posso ricominciare a pensare a me e tutto il peso mi arriva contro, il dolore, la paura, l’ansia, ma soprattutto una grande immensa incontrollabile rabbia per quello che una madre non può accettare, la malattia di un figlio. Puoi ben dirti che ci sono cose peggiori nella vita, che tutto sommato il diabete, se ben curato, le permetterà di avere una vita del tutto normale senza alcuna conseguenza, ma questa è logica mentre l’amore di una madre non è logica, è cuore e anima, entrambi spezzati dal dolore. |
È sentirsi sola anche se hai un marito che ti sostiene e fa tutto ciò che è in suo potere per aiutarti. È lo sforzo per non far sentire tua figlia un’ammalata pur però dovendole fare comprendere che ha una malattia e che quindi dovrà per tutta la vita fare attenzione, che nella pratica dovrà imparare a farsi la glicemia, dovrà imparare a quantificare ciò che mangia per darsi poi la giusta dose d’insulina. Dovrà sempre avere un regime alimentare sì completo ma sempre equilibrato e vario, come per tutti dovrebbe essere, solo che per lei non potrà essere una scelta, ma è e sarà sempre un obbligo. Devi farle accettare i mille controlli medici. E poi c’è la paura degli scherzi che magari potrà subire da parte degli altri bambini, del giudizio delle persone che spesso e volentieri la faranno sentire un’ammalata. È sperare di essere abbastanza forte per darle la forza di superare il giudizio del mondo esterno perché lei non dovrà mai sentirsi una “diversa”. Non dovrai mai permettere a nessuno di farla sentire tale. Come si fa a vivere con tutto questo e nel contempo superare tutto questo?!? Lei è la mia gioia più grande ma in un qualche modo anche il mio dolore più forte. Ho paura che possa succederle ancora qualcosa, perchè se le è successo questo chi può impedire che accada anche di peggio? Non voglio vivere così, non sono mai stata così, mi ritengo una persona intelligente, molto pratica e forte, ma tutto questo è stato troppo e quindi chiedo a chi ci è passato prima di me, come faccio a venirne fuori?!? L’unica cura è davvero il tempo che tutto fa passare e tutto fa accettare?!? Perciò mi rivolgo a chi ha più esperienza di me, a chi ci è passato prima di me, nella speranza che condividere questo mio dolore mi faccia sentire meno sola... Ho accettato il diabete, ma continuo ad avere paura e ansia per il futuro di mia figlia. Ditemi se esiste un trucco per vivere il diabete con più serenità oppure se devo avere ancora pazienza e lasciare che il tempo curi le mie ferite. Prisca |

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Commenti
Mi farebbe molto piacere fare due chiacchere con te.
Un grandissimo abbraccio
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