Anche un allenamento "di forza o di resistenza" fa bene al diabete!
Scritto da Cristina Fatone Mercoledì 29 Luglio 2009 10:12
| Fino ad oggi, la stragrande maggioranza degli studi scientifici che hanno documentato il legame inscindibile tra stato di salute e stile di vita fisicamente attivo, ha sottolineato l’importanza di attività di tipo aerobico. Così pure, tutti gli studi che hanno validato l’efficacia dell’esercizio fisico come strumento terapeutico nella gestione di patologie come strumento terapeutico nella gestione di patologie croniche, quali diabete e obesità, raccomandano di praticare attività fisica di moderata intensità, suggerendo un’integrazione tra l’attività fisica nel tempo libero e l’esercizio fisico supervisionato e controllato, per ottenere i massimi benefici. Negli ultimi anni però, è divenuta sempre più forte l’evidenza che anche l’esercizio “di forza” o di resistenza, se correttamente praticato, possa apportare importanti benefici nella gestione del diabete. L’Associazione Americana del Diabete (ADA o American Diabetes Association) consiglia di utilizzare per la terapia del diabete, oltre all’esercizio aerobico, anche l’esercizio di forza, quando non controindicato, come un’alternativa o una integrazione all’esercizio aerobico. Ma vediamo insieme che cosa significa praticare attività fisica di resistenza, i benefici che ne possono derivare e le modalità con cui praticarla. Che cos’è “l’attività fisica di forza o di resistenza”?Questo termine indica un’attività che usa la forza muscolare per alzare un peso o lavorare contro la resistenza opposta da una forza; eseguita con regolarità e con intensità moderata (o elevata), questo tipo di attività migliora la fitness muscolare.Si possono far lavorare diversi distretti muscolari: gli arti superiori e inferiori, il tronco (distretto dorsale e lombare, distretto pettorale e addominale), con lo scopo di aumentare la loro forza e resistenza. Perché praticarla?L’allenamento di resistenza o di forza migliora l’efficienza del sistema muscolo-scheletrico ed è efficace nell’ottimizzare e/o preservare l’equilibrio metabolico. La malattia diabetica infatti, sembra associarsi a un rischio due-tre volte maggiore di fratture e disabilità fisica, a causa di fattori e patologie spesso coesistenti, quali obesità, cardiopatia ischemica (infarto del miocardio, angina), eventi cerebrovascolari (come l’ictus), artrite, depressione e disturbi visivi. La ridotta potenza muscolare è considerata sia una (rara) manifestazione della neuropatia diabetica, ma anche una tipica caratteristica delle persone con diabete, che ad esempio mostrano una ridotta forza muscolare, soprattutto alle estremità, rispetto a soggetti sani. È stato dimostrato infatti che un lavoro di resistenza ben programmato determina un significativo miglioramento della sensibilità insulinica e della glicemia, in entrambi i tipi di soggetti. Infine l’esercizio di forza migliora il senso dell’equilibrio e la postura, aumentando la forza e la tonicità dei muscoli addominali e la loro resistenza alla fatica, e incrementando la flessibilità del tratto lombo-sacrale; e grazie a questi effetti inoltre, migliorano spesso sintomatologie dolorose a carico della colonna e degli arti (come il mal di schiena o il dolore causato da malattie come l’artrite). |
Come praticarla?L’allenamento per la forza o per la resistenza ha lo scopo di migliorare queste due caratteristiche di diversi distretti muscolari del corpo, mettendoli alla prova tramite alcune forme di resistenza. La resistenza necessaria può essere esercitata facendo uso di pesi liberi (manubri o pesi), di macchine per allenamento con pesi, elastici, o anche del proprio peso corporeo. Facciamo qualche esempio pratico di attività che permettono di allenare la forza. Con quale frequenza lavorare?È bene ritagliarsi 2-3 momenti nell’arco di una settimana e praticare lavori o esercizi che coinvolgano tutti i diversi distretti muscolari (braccia, gambe, addominali, dorsali e lombari).A quale intensità lavorare?Nelle fasi iniziali è bene praticare esercizi con carichi di lavoro molto bassi (anche senza pesi), pensando più alla corretta esecuzione dell’esercizio che all’intensità del lavoro. In una fase successiva si possono utilizzare carichi di lavoro che permettono anche 12-14 esecuzioni, senza però arrivare all’esaurimento muscolare. Per gli esperti si possono utilizzare carichi più impegnativi avendo cura, nel variare gli esercizi, di mantenere sollecitazioni equilibrate all’organismo. Un programma semplice fatto di 8-10 esercizi che fanno lavorare i gruppi principali dei muscoli del corpo è sufficiente per un miglioramento generale della forza e del funzionamento. In conclusione, anche un programma di allenamento “di resistenza” basato su esercizi mirati a incrementare la forza muscolare, piuttosto che un allenamento di tipo aerobico, può essere consigliato, perché efficace, soprattutto se incontra le preferenze e i gusti del paziente. Spesso gli sport aerobici (come la corsa o la camminata a passo svelto) risultano fisicamente più difficili da praticare per chi ha qualche chilo di troppo, per cui gli esercizi di forza potrebbero essere una valida ed efficace alternativa. Infine, un programma di allenamento che prevede solo 2-3 sedute settimanali, comunque valido ed efficace, può avere importanti implicazioni in termini di costi sociali e una più alta aderenza all’esercizio, soprattutto nella popolazione di persone sedentarie e un po’ “pigre”! |

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