Domenica 20 Mag

Diabete, attività fisica e tecnologia: cosa c'è di nuovo?

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Corsa, maratona, ciclismo, danza, nuoto, pallavolo, basket, canoa, hockey... forza di volontà, allenamenti e sudore: se le competizioni ad alto livello sono obiettivo di pochi, la pratica degli sport è sicuramente alla portata di tut ti, anche di chi ha il diabete.
Perché ormai, l’esperienza ci dimostra, non è la presenza di diabete a fare la differenza nella possibilità di praticare una particolare at tività, quanto la volontà e la determinazione.
Nulla vieta ai ragazzi con diabete di tipo 1 (DM 1), quello giovanile, di fare sport, con lo scopo anche di ottimizzare il controllo glicemico a lungo termine;
e tutto il mondo scientifico è concorde e sostiene l’uso dell’esercizio fisico come un efficace mezzo di prevenzione e una valida scelta terapeutica, spesso alternativa alla prescrizione di farmaci, nella gestione del diabete di tipo 2 (DM2), quello legato spesso a uno scorretto stile di vita. L’uso appropriato di nuove tecnologie, opportunità diagnostiche e terapeutiche, si integra perfettamente con il binomio diabete-attività fisica, rafforzandone e perfezionandone il legame; i vantaggi che ne derivano riguardano il diabetologo, nella sua attività clinica e/o di ricerca, ma soprattutto la persona che convive quotidianamente con il diabete, capace di raffinare il suo controllo glicemico, ma anche la performance fisica e la prestazione sportiva. Sono numerose le strumentazioni e le tecnologie innovative a disposizione di chi ha il diabete e considera la pratica di attività motoria parte integrante del suo stile di vita. Alcune legate prettamente a una migliore gestione dell’attività motoria e pertanto utilizzabili da tutto il mondo sportivo (ad esempio il cardiofrequenzimetro e il sistema GPS), altre utili nel rapportare controllo glicemico e sport e pertanto appannaggio degli sportivi con diabete (reflettometri di ultima generazione, microinfusore e monitor continuo della glicemia). Opportunità significative, tra cui scegliere in maniera consapevole e vantaggiosa, dopo un’intelligente condivisione col diabetologo di fiducia o medico di famiglia, per realizzare un uso appropriato, rispettoso delle personali esigenze e preferenze.
Il cardiofrequenzimetro (CF), costituito da una fascia con sensore (tenuto all’altezza del cuore) e da un orologio da polso, consente di visualizzare i battiti cardiaci rilevati in tempo reale. Misurando la frequenza cardiaca e quindi l’entità dello sforzo durante una seduta di attività, il CF permette di monitorizzare e regolare opportunamente le modalità di allenamento. Può essere utile alla persona con DM2, perché consente di verificare il tipo di lavoro svolto, di riconoscere e rispettare le caratteristiche di allenamento che risultano essenziali per migliorare numerosi aspetti metabolici (glicemie, assetto metabolico in generale, peso e composizione corporea). Nella persona con DM1 il CF è essenziale, specie nelle attività di lunga durata, per prevedere e giustificare oscillazioni glicemiche che richiedono appropriate correzioni terapeutiche.
I CF oggi sul mercato possiedono anche altre funzioni: misurano la velocità, il consumo di ossigeno, conteggiano i passi e definiscono la zona “target”, quel range di frequenza cardiaca definibile a priori, corrispondente al limite di efficacia dello sforzo fisico. In tutti i modelli è possibile impostare dei parametri considerati allenanti, in modo tale che se durante l’attività questi valori superano la soglia predefinita, l’apparecchio emette dei segnali acustici e luminosi, che consentono di correggere subito le modalità di allenamento.
Recentemente, come un piccolo computer da polso (o bike-computer), il CF è stato integrato dalle funzioni del sistema GPS, il Global Positioning System (GPS), un sistema di satelliti che “fornisce” ininterrottamente informazioni accurate di posizionamento e navigazione.
I ricevitori GPS a terra ricevono le informazioni dai satelliti, determinando così la localizzazione precisa del ricevitore, la velocità e la direzione verso cui si sta muovendo.
Nello svolgimento di tutte le attività sportive, indipendentemente dal luogo e dall’ora di svolgimento, purché all’aperto, un ricevitore GPS può informare esattamente sul punto di partenza, sulla posizione e sulla direzione seguita. Può fornire informazioni come data, ora atomica, velocità, altitudine, orario di albe/tramonti, rotta/fuori-rotta, locazione in gradi/minuti, tempo trascorso dall’inizio del viaggio e previsto all’arrivo. I modelli proposti per uso sportivo permettono inoltre di visualizzare su un display grafico il tipo di allenamento, la strada percorsa, i tempi e memorizzare la traccia del percorso; alcuni, oltre a consentire il monitoraggio del battito cardiaco, mostrano il consumo di calorie e di ossigeno realizzato.
Il reflettometro (RF) o glucometro è considerato oggi, per chi ha il diabete, lo strumento indispensabile per l’automonitoraggio glicemico. Le caratteristiche tecniche e fisiche dei modelli più recenti si sono talmente affinate da renderlo estremamente vantaggioso quando usato nella pratica di attività motoria. Esistono RF ergonomici, piccoli e non ingombranti, comunque affidabili, precisi e veloci nel fornire il risultato (i più avanzati impiegano 5 secondi); alcuni hanno un supporto per il facile fissaggio su bici o tapis roulant, un display ampio e di facile lettura anche durante il movimento, capace di fornire con numeri grandi e ben visibili più informazioni (come l’ora e la data della misurazione) e di guidare il paziente con segnali sonori. Gli apparecchi più recenti sono dotati di una memoria che registra i valori dei giorni precedenti e consente, tramite appositi software, il collegamento con il computer per ottenere elaborazioni grafiche e matematiche dell’andamento delle glicemie. La nuova sfida è il collegamento diretto on line (chissà, magari via SMS!) tra il reflettometro e i computer del Centro di Diabetologia o del Medico di base. Infine, da poco tempo è disponibile sul mercato un RF già precaricato con strisce reattive che offre, con il semplice tocco di un pulsante e senza la necessità di interrompere l’attività motoria svolta, la disponibilità immediata della striscia per l’assorbimento della goccia di sangue.
A questi perfezionamenti tecnici si è aggiunta di recente la cura dell’aspetto estetico, per rispondere all’esigenza di quei pazienti che non vogliono essere notati o additati per l’uso di apparecchi vistosi e antiestetici.
Il microinfusore (MI) è un piccolo strumento ideato per mimare la fisiologica secrezione pancreatica di insulina, ancor più della terapia insulinica multi-iniettiva (di solito 4 iniezioni/die di insulina); con un’accurata programmazione e il rispetto di alcune impostazioni, si pianifica la somministrazione di insulina durante tutta la giornata. I vantaggi legati all’uso di MI, sono molteplici: oltre al miglior controllo glicemico, si riducono la variabilità glicemica, la frequenza di ipoglicemie severe e il fabbisogno insulinico stesso; il MI migliora la qualità della vita del paziente regalando maggior autonomia, libertà, flessibilità negli orari e senso di benessere.
In linea teorica, il MI è proponibile a chi segue terapia insulinica (sia diabetici di tipo 1 che 2) e a qualsiasi età, ma in pratica il suo uso è relegato a pazienti selezionati (di solito giovani con DM1), selezione necessaria per sostenere l’elevato costo dell’apparecchio e riuscire a realizzare i vantaggi per cui è stato ideato. Oggi la terapia con MI è considerata perfettamente compatibile con l’attività fisica e addirittura consigliabile per chi ama lo sport attivo (come i bambini); è particolarmente indicato nell’agonismo e non a caso è utilizzato da (quasi) tutti gli atleti professionisti con DM1. La motivazione sta nella possibilità di semplificare la gestione dell’insulina durante l’attività fisica, una condizione in cui la risposta della glicemia (e quindi del fabbisogno insulinico) è estremamente complessa e varia in base al tipo, alla durata e all’intensità dello sforzo, da soggetto a soggetto e, nella stessa persona, nelle varie ore della giornata o in associazione a condizioni emotive particolari. Infine, non resta che accennare a un recentissimo passo compiuto dalla ricerca in ambito diabetologico, una nuova opzione terapeutica per il DM1: il monitoraggio continuo della glicemia con lettura in tempo reale (continuous glucose monitoring system-real time, CGMS-RT) attraverso l’uso di tecniche minimamente invasive (in particolare attraverso un sensore nel sottocute dell’addome).
La misura continua della glicemia e una visione dinamica del profilo glicemico nelle 24h, consentiranno una sempre più accurata valutazione del rapporto profilo glicemico-terapia insulinica cosicché l’estrema variabilità associata alla pratica di attività motoria sarà sempre meno limitante. Al di là di ogni regola teorica e di ogni tecnologia innovativa disponibile, è importante imparare a conoscersi e testare praticamente le proprie caratteristiche e modalità di risposta. Praticando regolarmente lo sport preferito, sarà sempre più facile capire la risposta del diabete e diverrà semplice e spontaneo rispettare i dovuti accorgimenti e/o prendere opportuni provvedimenti. Il tutto agevolato e perfezionato dal supporto offerto da una fervida ricerca tecnologica in ambito diabetologico.

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