Lunedì 06 Set

Schemi di terapia insulinica

Scritto da Emanuela Orsi Martedì 02 Marzo 2010 00:00
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L’insulina è un ormone proteico secreto da specifiche zone del pancreas dette isole di Langerhans che, agendo su speciali porzioni delle cellule chiamate recettori, permette al glucosio (zucchero) di entrare nelle cellule stesse e agire come carburante per le diverse reazioni chimiche.
L’insulina inoltre consente l’accumulo del glucosio nel fegato attraverso la sua trasformazione in glicogeno, stimola la sintesi delle proteine e dei grassi e permette l’immagazzinamento di questi ultimi nel tessuto adiposo.

La secrezione di insulina è regolata dalla concentrazione di glucosio nel sangue e viene prodotta nell’arco dell’interna giornata in quantità diverse: quando la quantità di zucchero nel sangue è alta, come dopo un pasto, il pancreas ne rilascia una maggiore quantità, il cosiddetto “bolo prandiale”; quando la glicemia diminuisce, come tra i pasti, la secrezione di insulina si riduce e si parla in questo caso di “produzione basale”.

La glicemia dei soggetti non diabetici è compresa in qualsiasi momento della giornata entro limiti ristretti, anche se l’assunzione di cibo avviene saltuariamente, poiché le risposte fisiologiche alle variazioni della glicemia avvengono automaticamente.

L’insulina è indispensabile nella cura del diabete mellito di tipo 1, dove la carenza dell’ormone è assoluta, ma può essere necessaria anche nel diabete mellito di tipo 2, dove la carenza è relativa.

Nei soggetti con diabete mellito si deve simulare l’attività di secrezione del pancreas iniettando dall’esterno l’insulina necessaria.
Risulta tuttavia abbastanza difficile mantenere costanti i valori della glicemia nell’intero arco delle 24 ore.

Ad esempio, è possibile che, quando viene somministrata insulina sufficiente a mantenere una glicemia ottimale dopo un pasto contenente una limitata quantità di carboidrati (zuccheri), la dose di insulina risulti poi essere troppo elevata tra un pasto e l’altro, con il rischio di un eccessivo abbassamento della glicemia (ipoglicemia).

Oppure, quando viene effettuato uno sforzo fisico non previsto, il rapido consumo di glucosio prodotto dall’esercizio a fronte di una azione insulinica che prosegue può causare una crisi ipoglicemica.

Non esiste uno schema standard di terapia insulinica, e i programmi terapeutici variano da persona a persona, e devono essere ritagliati proprio come un abito fatto su misura per ognuno, considerando abitudini alimentari, condizioni di vita, attività lavorativa, esercizio fisico, ecc., in relazione anche all’esperienza del medico.

Compito di una corretta terapia insulinica è di conciliare la quasi normalizzazione della glicemia con la minore incidenza possibile di episodi ipoglicemici.

Lo schema che più fedelmente riproduce la secrezione insulinica del pancreas è la terapia insulinica “multiiniettiva”, che prevede la somministrazione di boli di insulina ad azione rapida o ultrarapida ai pasti per rispondere all’introduzione di cibo (boli prandiali) e la somministrazione di singole o multiple iniezioni di insulina ad azione intermedia-lenta per rimpiazzare il fabbisogno insulinico tra un pasto e l’altro (insulinemia basale).

Questo è lo schema terapeutico tipico nel diabete mellito di tipo 1, e può essere attuato attraverso più iniezioni o infusione sottocutanea continua mediante un microinfusore.

Nel diabete mellito di tipo 2, il deficit insulinico può presentarsi prevalentemente in condizioni basali (a digiuno) o durante il pasto, oppure, come nel tipo 1, in entrambe le situazioni.
Di conseguenza, il numero (da 1 a 4) e il tipo di iniezioni (insulina basale, rapida o pre-miscelata), dipenderà dal difetto principale.
Ad esempio, se ad essere deficitaria è soprattutto la secrezione basale, può essere sufficiente una sola iniezione di un preparato ritardo, se invece è insufficiente la risposta secretoria prandiale, si dovrà ricorrere alla somministrazione di preparati rapidi ai pasti, per lo meno a quelli non sufficientemente coperti dalla secrezione endogena di insulina.

Bisogna sottolineare che durante l’ospedalizzazione o per condizioni più complesse, può essere necessario infondere insulina per via venosa o intraperitoneale.

Infine, è importante sottolineare che solo mediante una corretta educazione sull’uso dell’insulina e sul monitoraggio capillare della glicemia si possono evitare o correggere in modo adeguato eventuali abbassamenti o innalzamenti eccessivi della glicemia al fine di ottimizzare il controllo del diabete e delle sue complicanze.


 

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