Giovedì 09 Feb

Perché il diabete di tipo 2?

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Sulla terra oggi vivono circa 1,1 miliardi di persone sovrappeso, 312 milioni di obesi e circa 171 milioni di persone con diabete di tipo 2.

Il numero delle persone con diabete aumenterà a circa 366 milioni per il 2030. Obesità e diabete tra i bambini stanno crescendo con conseguenze allarmanti.

Negli Stati Uniti è stato calcolato che i nati nel 2000 hanno un rischio di sviluppare da adulti il diabete di tipo 2 tra il 30 ed il 50%.
Ancora più preoccupante è la situazione nei paesi poveri che stanno attualmente vivendo la fase di industrializzazione e modernizzazione.

Si stima che nel 2030 in India si passerà da 31 a 79 milioni di persone con diabete ed in America da 13 a 33 milioni.

L’epidemia obesità/diabete è causata dalla combinazione di una crescente diffusione di cattive abitudini alimentari associate a calo dei livelli di attività fisica.

La società è diventata molto più sedentaria rispetto al secolo scorso ed i crescenti livelli di inattività, combinati con una dieta inadeguata, portano un numero sempre maggiore di persone a sviluppare condizioni come obesità e diabete di tipo 2.

Ma cos’è il diabete di tipo 2?
È una malattia caratterizzata dall’aumento della glicemia (almeno in due occasioni superiore a 126 mg%) che si associa spesso all’obesità addominale (circonferenza vita superiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini).

La glicemia, cioè lo zucchero nel sangue, aumenta per due motivi: una ridotta produzione di insulina ed una ridotta attività dell’insulina.

L’insulina è l’ormone, prodotto in alcune cellule del pancreas (cellule beta-insulari), che serve a far entrare e depositare lo zucchero nei vari organi.

Tra gli organi bersaglio dell’insulina circa il 90% è rappresentato dal muscolo scheletrico, cioè dai muscoli che si contraggono volontariamente e servono al movimento e all’attività fisica.

Lo zucchero nel muscolo viene depositato (glicogeno muscolare) o utilizzato prontamente per fornire l’energia per la contrazione muscolare.
In questo senso il muscolo può essere paragonato ad un’automobile bi-fuel che può muoversi a scelta con due carburanti come metano e benzina.

Anche il muscolo per contrarsi può scegliere tra due principali carburanti: i grassi, che possiamo paragonare al metano, e lo zucchero che possiamo paragonare alla benzina super.

Se il muscolo ha grassi in eccesso non utilizza gli zuccheri che neanche riescono a passare dal sangue al muscolo.
L’insulina che dovrebbe fare aprire dei cancelli (recettori per il glucosio) sulle fibre muscolari funziona male perchè il muscolo, come l’automobile, ha una specie di sensore di livello di carburante, che, se vede che ci sono già troppi grassi nella cellula muscolare, non fa produrre i recettori per il glucosio.

Allora l’organismo cerca di compensare questa situazione producendo più insulina che è tipicamente aumentata in chi è in sovrappeso o obeso.

Per alcuni anni questo meccanismo di compenso funziona ma con il passare del tempo la glicemia tende, piano piano, ad aumentare.

Già una glicemia a digiuno superiore a 100 mg% comincia ad essere a rischio e tra 110 e 125 mg% dovrebbe essere eseguito un carico orale di glucosio per vedere se è già presente un’intolleranza agli zuccheri o un vero e proprio diabete.

Quindi è chiaro che se vogliamo veramente prevenire o curare il diabete dobbiamo da un lato fare contrarre il muscolo con l’attività fisica regolare, e dall’altro mangiare meno cibi grassi e conditi.

Solo se si consumano i grassi depositati nel muscolo si aprono i cancelli e può entrare lo zucchero. Gli atleti e gli sportivi allenati hanno una grande sensibilità all’insulina e non rischiano di sviluppare il diabete di tipo 2.

L’attuale epidemia di diabete è il frutto di una alimentazione in eccesso per i livelli di consumo con l’attività fisica. Bisogna ricordarsi che ci siamo selezionati per la frequente esposizione a periodiche carestie. Si sono selezionati i geni (DNA) degli individui non solo fisicamente più abili ma anche “risparmiatori”.

Chi ha i “geni del risparmio” è caratterizzato dalla capacità di immagazzinare con grande efficienza le calorie fornite da pochi cibi.
Ciò consentiva di avere le riserve necessarie per superare i lunghi digiuni ed aumentava le possibilità di nutrirsi e cacciare, dato che al bisogno erano disponibili preziose scorte energetiche.

Nella situazione ambientale attuale, in cui abbiamo grande disponibilità di cibo e non è più necessaria l’attività fisica per lavorare o nutrirsi, quello che era un meccanismo di sopravvivenza ieri, è oggi causa di obesità e di diabete tipo 2.

Ne deriva che la pratica regolare dell’attività fisica nel tempo libero diventa obbligatoria ai nostri giorni per consentire all’organismo di tornare alle origini e rispettare al meglio quella che è la nostra natura.

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