Iniziamo a parlare di insulina…
Scritto da Emanuela Orsi Lunedì 24 Novembre 2008 20:39
| Dall’introduzione dell’insulina nella terapia del diabete mellito, nel lontano 1923, milioni di vite sono state salvate: infatti, essa ha un ruolo fondamentale nel metabolismo degli zuccheri, ma anche in quello dei grassi e delle proteine del nostro organismo.
L’insulina è un ormone proteico prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans all’interno del pancreas. Viene rilasciata dal pancreas quando il livello della glicemia (quantità di zucchero nel sangue) è al di sopra dei valori di normalità. Possiamo immaginare che le cellule possano fare entrare il glucosio attraverso delle porte: le molecole di insulina rappresentano le chiavi che le aprono e i recettori sono le serrature. Se le chiavi mancano o non sono perfettamente compatibili con le serrature, le porte non possono aprirsi e lo zucchero resta in circolo aumentando sempre più il livello della glicemia. Normalmente l’insulina viene prodotta, seppur in quantità e modalità differenti, tutto il giorno: l’organismo è infatti in grado di effettuare un fine controllo dei livelli della glicemia, regolando automaticamente la secrezione di insulina dal pancreas. Ad esempio, dopo un pasto in cui sono stati introdotti i carboidrati, la glicemia aumenta e il pancreas libera rapidamente insulina (picco insulinemico) e ciò permette di riportare ai livelli di normalità i livelli di zucchero nel sangue. Appena la glicemia comincia a diminuire, la secrezione insulinica cala rapidamente e torna a valori simili a quelli del digiuno dopo 2-3 ore dall’ingestione del pasto per rimanere piatta, senza picchi, nel digiuno notturno. Il diabete di tipo 1 è caratterizzato da una assenza completa della produzione di insulina, e quindi è necessario somministrarla dall’esterno, mimando il modello fisiologico: occorre ricreare un picco insulinico a ogni pasto e un livello piatto, senza picchi ma costante, fra i pasti, soprattutto nel digiuno notturno. Questo si ottiene solo con lo schema insulinico chiamato “basal-bolus”: iniezione di insulina ad azione rapida per ogni pasto e di insulina adazione prolungata, generalmente prima di coricarsi, che agisce tra i pasti e durante la notte. |
Anche nei soggetti con diabete di tipo 2 può essere necessario iniziare una terapia insulinica, in quanto c’è fin dal momento del riconoscimento della patologia una riduzione della produzione dell’ormone, anche se solitamente non è completa.
In questo caso, lo schema di insulina può essere molto differente, in relazione alla condizione: può essere necessaria solo una iniezione ad azione ritardata prima di coricarsi, allo scopo di ottenere un valore di glicemia ottimale alla mattina, oppure ad azione rapida prima dei pasti, per ridurre la glicemia postprandiale. Fino ad alcuni anni fa, le insuline a disposizione per la terapia iniettiva non riuscivano a riprodurre in modo perfetto la secrezione fisiologica dell’insulina prodotta dal pancreas umano. Ad esempio, quelle ad azione rapida (dette umane regolari), che devono essere utilizzate ai pasti, iniziano la loro attività 30 minuti circa dopo l’iniezione, hanno il picco dopo un’ora e mezza e spesso continuano ad agire per più di 4 ore, anche quando è terminato l’assorbimento dei nutrienti. Il rischio più elevato di questo tipo di insulina è l’ipoglicemia, cioè la riduzione eccessiva della glicemia, con valori che arrivano a 60 mg/dl, anche dopo parecchie ore dal pasto. Oggi esistono differenti formulazioni di insulina in commercio, che vengono prodotte in laboratorio con tecniche di bioingegneria e che hanno caratteristiche differenti in termini di inizio e durata d’azione, e vengono denominati “analoghi dell’insulina”. L’analogo dell’insulina si ottiene in laboratorio a partire da una molecola di insulina identica a quella prodotta dal pancreas umano, in cui vengono scambiati o sostituiti o aggiunti aminoacidi, grazie all’ingegneria genetica. Ciò permette all’insulina così modificata, dopo l’iniezione sottocute, di riprodurre più fedelmente l’azione di quella prodotta dall’organismo sano. Nei prossimi numeri descriveremo dettagliatamente le caratteristiche di ognuna di queste formulazioni. |

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