Domenica 20 Mag

La terapia con microinfusore

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Il microinfusore, o micropompa o pompa, è un piccolo dispositivo computerizzato che contiene al suo interno una siringa riempita di insulina ad azione rapida.
La siringa viene collegata al tessuto sottocutaneo addominale attraverso un set di infusione costituito da un catetere e una cannula in teflon.

Come funziona il microinfusore
Il microinfusore è in grado di riprodurre la secrezione di insulina del pancreas normale erogando insulina secondo due modalità di infusione: una continua (detta “infusione basale”), e una intermittente, a comando, al momento dei pasti (definita “bolo di insulina”).
L’infusione basale è predeterminata e può essere diversificata nelle 24 ore a seconda delle necessità del singolo soggetto. I boli di insulina vengono invece somministrati dal paziente al
momento dei pasti/spuntini o per correggere eventuali iperglicemie.
A seconda del tipo di pasto il bolo di insulina può essere erogato nell’arco di pochi minuti (es. per un pasto ricco di carboidrati a rapido assorbimento) o di alcune ore (es. per pasti ricchi in grassi e carboidrati complessi). I microinfusori moderni hanno anche la funzione “calcolatore del bolo” di insulina che, grazie a dei parametri individuali preinseriti nello strumento, è in grado di aiutare il paziente nel calcolo del bolo prandiale o del bolo di correzione.
Il microinfusore è dotato anche di numerosi allarmi e promemoria che aiutano il paziente nella gestione quotidiana della terapia.
Alcuni modelli di microinfusore permettono di scaricare via computer i dati presenti in memoria e riprodurre così graficamente la velocità di infusione basale, la frequenza e il tipo di bolo, quando è stato cambiato il catetere ecc. Questa funzione permette di controllare la ‘‘compliance’’ del paziente e le sue capacità di gestione.
Oggi esiste anche un modello di microinfusore integrato con un sensore per la lettura in continuo della glicemia.
Quali sono i vantaggi metabolici
Rispetto alla terapia multi-iniettiva la terapia con microinfusore permette di raggiungere valori di emoglobina glicata di circa lo 0,5% più bassi, riduce la variabilità glicemica, il fabbisogno insulinico (di circa il 15%) e la frequenza di ipoglicemia severa. La riduzione della emoglobina glicata e della frequenza di ipoglicemia severa che si ottiene utilizzando il microinfusore è maggiore nei pazienti con peggior controllo metabolico o con più elevata frequenza di ipoglicemia severa durante terapia multi-iniettiva.
Per quali pazienti è indicato
L’infusione continua di insulina sottocute (CSII) è indicata nei pazienti diabetici di tipo 1 che, pur seguendo un regime multi-iniettivo ottimale (inclusi un’educazione completa, la massima attenzione alla tecnica di iniezione e di automonitoraggio e l’uso di analoghi dell’insulina) non ottengono un buon controllo glicemico ma presentano elevati valori di emoglobina glicata e/o ipoglicemie frequenti o imprevedibili o severe e/o un’alta variabilità glicemica.
Le stesse indicazioni valgono anche nella popolazione pediatrica nella quale si aggiungono come indicazioni anche l’agofobia e una elevata glicemia a digiuno (fenomeno dell’alba). La terapia con microinfusore è indicata anche nei pazienti molto sensibili all’insulina, che utilizzano meno di 20 unità al giorno di insulina, perché il microinfusore infonde insulina con un grado di precisione che non può essere raggiunto usando siringa o penna. Per garantire il successo della terapia, oltre ad avere le indicazioni cliniche il paziente deve anche essere motivato a migliorare il controllo, in grado di usare il microinfusore, disponibile a eseguire almeno 4 controlli glicemici giornalieri, capace di gestire il proprio diabete (calcolo dei carboidrati, aggiustamento della dose di insulina in base al contenuto in carboidrati del pasto e al fattore di sensibilità insulinica), stabile dal punto di vista emotivo e inoltre deve avere attese realistiche sull’efficacia della terapia con microinfusore e il sostegno della famiglia o di altre persone di riferimento.
È inoltre indispensabile un team preparato (medico, dietista, infermiere), in grado di assicurare al paziente una adeguata e appropriata formazione alla terapia stessa.
Quali sono i rischi
Rispetto alla terapia multi-iniettiva, la terapia con microinfusore si associa a molti più problemi di carattere tecnologico perché, nonostante i progressi tecnologici, la frequenza di malfunzionamento dello strumento è ancora abbastanza elevata.
Una complicanza frequente è l’infezione nel sito di infusione, (anche se può essere notevolmente ridotta o prevenuta usando disinfettanti topici prima dell’inserzione dell’agocannula, ruotando i siti di infusione e sostituendo l’agocannula ogni 48-72 ore).
Col microinfusore manca un significativo deposito sottocutaneo di insulina per cui, in caso di interruzione del flusso di insulina per malfunzionamento del sistema di infusione, o per infiammazione/ infezione nel sito di infusione, o per poca attenzione da parte del paziente ecc. si può sviluppare rapidamente un deficit assoluto dell’ormone e quindi la chetoacidosi.
L’alta frequenza di chetoacidosi riportata un tempo si è ridotta negli anni grazie a una maggiore esperienza e a una adeguata educazione del paziente. Minimizzare il rischio di chetoacidosi richiede infatti un frequente monitoraggio della glicemia, controllo dei chetoni urinari e un appropriato intervento in caso di malattia intercorrente. Oggi la frequenza di chetoacidosi durante CSII sembra essere la stessa della terapia multi-iniettiva sia nell’età adulta che pediatrica.
Qualità della vita
La qualità della vita è migliore nei pazienti in terapia con microinfusore rispetto ai pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva perché il microinfusore permette una maggior flessibilità verso le necessità della vita quotidiana, una maggior adattabilità alla dieta, uno stile di vita più libero, una minor paura di episodi ipoglicemici, un miglior pattern di riposo notturno e un maggior grado di soddisfazione verso la terapia.

 

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