Dieta mediterranea
Scritto da Angela Giacco Venerdì 20 Novembre 2009 15:49
| Il termine “dieta mediterranea” è stato coniato dal fisiologo statunitense Ancel Keys nel libro ‘‘How to eat well and stay well: The Mediterranean way’’ (Come mangiare bene e star bene alla maniera mediterranea). Keys, nel secondo dopoguerra, mise in evidenza l’importanza che l’alimentazione ha sullo stato di salute, in particolare la relazione che esiste tra abitudini alimentari di popolazioni di diverse aree geografiche e morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari. Un confronto tra i consumi alimentari dei paesi dell’area mediterranea (a basso rischio cardiovascolare) e degli Stati Uniti, prototipo di paese a elevato rischio cardiovascolare, dà un’idea alquanto precisa dei prodotti alimentari il cui consumo più nettamente differenzia le popolazioni ad alto e quelle a basso rischio. La dieta mediterranea si caratterizza principalmente per il basso consumo di grassi animali, ricchi in grassi saturi, presenti soprattutto in carne, uova, latte, formaggi, latticini e burro. Tale modello alimentare è caratterizzato oltre che da aspetti nutrizionali utili alla salute anche da una notevole varietà di alimenti e piatti che affondano le radici in una tradizione gastronomica antica, apprezzata in tutto il mondo e che di sicuro non mortifica il gusto. È evidente come la composizione della dieta degli Stati Uniti si discosti nettamente dalla composizione della dieta ottimale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e neoplastiche in quanto i grassi totali, in particolare quelli saturi, sono elevati perché si fa largo uso di prodotti di origine animale; invece, il consumo di carboidrati complessi (pane, pasta) e di frutta e verdura, risulta alquanto ridotto. |
Anche nei paesi mediterranei cominciano a profilarsi alcune erronee abitudini alimentari che, verosimilmente, sono conseguenza degli effetti dello sviluppo socio-economico degli ultimi decenni.
Si tende, in particolare, a consumare meno gli alimenti ricchi in fibre vegetali e a preferire alimenti ricchi in calorie, zuccheri, grassi saturi e colesterolo. Anche la cottura e la conservazione degli alimenti è cambiata (questione di praticità, uso più frequente di alimenti già pronti) e questo ha comportato un ulteriore aumento del consumo di grassi aggiunti, conservanti e sale. Sarebbe auspicabile una maggiore presa di coscienza sul valore nutrizionale della dieta mediterranea utile a conservare e a diffondere le corrette abitudini alimentari e a invertire le pericolose tendenze, legate all’urbanizzazione e al progresso socioeconomico, che conducono all’importazione anche nelle nostre latitudini di stili di vita e comportamenti alimentari poco salutari e lontani dalla nostra tradizione culturale e gastronomica. In conclusione:
|

Rubriche 

