Grassi: quanti e quali scegliere?
Scritto da Angela Giacco Martedì 16 Settembre 2008 13:48
| La persona con diabete presenta spesso oltre all’aumento della glicemia anche alterazioni dei lipidi plasmatici e, in particolare, valori elevati di trigliceridi e colesterolo e bassi livelli di colesterolo HDL, (il cosiddetto colesterolo buono che contribuisce a ridurre il rischio di arteriosclerosi).
Un modello di alimentazione sana sarà quindi essenziale per correggere le diverse alterazioni metaboliche presenti nelle persone con diabete e alterazioni dell’assetto lipidico. La principale raccomandazione nutrizionale riguarda i grassi della dieta; attenzione deve essere posta non soltanto alla quantità, ma anche al tipo di grassi da utilizzare giacché le loro proprietà metaboliche differiscono in funzione della loro composizione chimica; vanno pertanto considerati separatamente gli acidi grassi saturi e quelli trans, rispetto a quelli monoinsauri e polinsaturi. Gli alimenti a elevato contenuto di acidi grassi saturi (formaggi e latticini, carni grasse, insaccati, burro e panna, olio di palma o di cocco, ecc.) tendono a far innalzare il livello di colesterolo del sangue ancor più di quanto non faccia lo stesso colesterolo alimentare, contenuto non solo nei grassi di origine animale ma anche nelle uova, nelle frattaglie e nei crostacei. Gli acidi grassi trans, detti anche “grassi vegetali idrogenati”, sono presenti in alimenti che hanno subito particolari trattamenti industriali come margarine a panetti, merendine, patatine fritte e tendono a far innalzare il livello di colesterolo nel sangue, soprattutto del colesterolo “cattivo” contenuto nelle lipoproteine chiamate LDL. Gli acidi grassi insaturi vengono a loro volta distinti in monoinsaturi e polinsaturi (omega-3 e omega-6); i monoinsaturi, e in particolare l’acido oleico, principale costituente dell’olio di oliva, se utilizzati in sostituzione dei grassi saturi, inducono una riduzione dei livelli di colesterolo e delle lipoproteine LDL, peraltro senza interferire con i livelli di HDL (colesterolo “buono”); i polinsaturi della serie omega-3, particolarmente contenuti nel pesce, nonché nelle noci e nelle nocciole, hanno un effetto benefico sui trigliceridi (ma non sul colesterolo, come talora una pubblicità ingannevole vorrebbe suggerire); quelli della serie |
omega-6 (dei quali sono ricchi molti oli di semi e margarine spalmabili), se utilizzati in sostituzione dei grassi saturi, inducono una diminuzione del colesterolo simile a quella ottenuta con l’olio d’oliva.
Da quanto detto appare chiaro che non tutti i grassi vegetali hanno un effetto benefico sui lipidi plasmatici; infatti non solo gli acidi grassi trans, di cui si è già parlato, ma anche l’olio di palma e l’olio di cocco contribuiscono a fare aumentare i livelli di colesterolo plasmatici; la scritta “contiene solo grassi vegetali” presente sulle etichette di prodotti preconfezionati non rappresenta, quindi, una garanzia che quell’alimento non abbia effetti dannosi sul metabolismo dei grassi. Attenzione, però, anche alla quantità totale di grassi ingeriti, infatti l’apporto totale dei grassi non dovrebbe superare il 35% dell’energia totale giornaliera. In effetti, tutti i grassi apportano lo stesso quantitativo energetico, 9 calorie per grammo (il doppio di proteine e carboidrati), e hanno quindi un grosso impatto sulla quantità di calorie introdotte con la dieta facilitando l’aumento di peso. In conclusione, la dieta consigliata nella terapia delle iperlipidemie delle persone con diabete segue poche semplici regole:
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