Domenica 05 Set

Creme caramel and all that

Scritto da Marina Trento Venerdì 30 Luglio 2010 00:00
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Il titolo accattivante porta alla memoria un dolce cremoso, con un colore particolarmente soleggiato e profumato: il crème caramel. In realtà questo titolo rappresenta una storia di vita.
La Signora Maria Patania, diabetica da quando era adolescente, ha voluto, in un libro, scrivere e narrare la propria storia.
Questo libro mette in luce quanto di umano può nascere dal rapporto di fiducia che si può instaurare tra il medico e il paziente. Il libro si intitola appunto “Crème caramel and all that: il diabete raccontato da una paziente molto combattiva attraverso il suo rapporto con un medico molto speciale” edito da Effatà Editrice, Torino.
Il libro è stato divulgato grazie al sostegno dell’Associazione Karen Bruni Bocker di Torino e ha una postfazione del prof. Massimo Porta.
In questa intervista cercheremo di scoprire insieme all’autrice i motivi che l’hanno spinta a scrivere e narrare la propria storia.

Cara Maria, perché ha scritto questo libro con questo accattivante titolo?

Il perchè è semplice. Quando scoprii il diabete… la prima cosa che mi fu negata fu proprio un crème caramel. Ero ricoverata e vidi passare sotto il mio naso un crème caramel che veniva distribuito ai pazienti ricoverati nella medicina. Chiesi, ignara, se potevo averne uno anch’io e ricevetti il primo no!
Perché anche “and all that”…. perchè la negazione continuò nel tempo con tutte le difficoltà e proibizioni che caratterizzavano la cura della malattia.

Vi ricordo che quando scoprii il diabete erano gli anni ‘70 ed io ero una ragazzina. Il diabete era ancora vissuto dagli operatori come una malattia dei divieti e delle negazioni.

Qual è il motivo per cui ha raccontato la sua storia?

Ho raccontato le parti, della mia vita, che ritenevo più importanti per lanciare alcuni messaggi.
Ad esempio, quando ero ragazzina utilizzavo il diabete come forma di ricatto per ottenere ciò che desideravo. Se questo non avveniva iniziavano i pianti e capricci, mettendo in difficoltà i miei genitori e la mia famiglia.

Ho cercato, nel libro, di trasmettere alle famiglie lo spunto per superare queste difficoltà affinché i genitori non si lascino impietosire, ma anzi, trovino la forza per superare le crisi, sapere dire dei no, quando necessario, e aiutare i propri figli a crescere e maturare.

Crescere è anche sapere affrontare gli eventuali pregiudizi che ancor oggi ci sono nei confronti del diabete.
La vita continua e decisi di avere una gravidanza. Quello che, talvolta, mi capita di ascoltare nel quotidiano sono due diverse filosofie o pensieri.

Da un lato incontro giovani donne che hanno timore ad affrontare una gravidanza poiché ne hanno paura; altre che prendono troppo alla leggera l’inizio di una gravidanza.

Nel libro ho proprio scritto che pur tra ansie e paure ho portato avanti la mia desiderata gravidanza seguendo scrupolosamente ogni regola, anche la più severa, cercando di mantenere valori di glicemia il più possibile vicino ai valori ottimali.

Da quanto lei narra e scrive si evince una forza serena ma determinata. Nel corso della sua vita che cosa le ha fornito questa forza?

La forza di superare e affrontare, in modo positivo, il diabete l’ho tratta dalla guida e fiducia ricevuta dal mio medico diabetologo che incontrai nel corso della mia vita: il prof. Bruno Bruni, medico diabetologo che lavorava a Torino.


Libro Creme caramel and all that

Ecco come è nato il desiderio di scrivere questo libro. Vorrei ricordare che il rapporto di fiducia e stima, che si instaura con i propri curanti, è fondamentale per la formazione e la capacità di prendersi cura di se stessi e affrontare la vita. Curare il diabete vuol anche dire, non solo saper gestire se stessi, ma anche quello che ci circonda: la disinformazione, i pregiudizi, i problemi con il lavoro che ancora oggi si possono incontrare.

Ho imparato a non disperare, ma a sapere affrontare i problemi nel momento in cui si presentano. Il mio è stato un vivere denso di sfide, ma spesso coronato dalla soddisfazione d’averle vinte.

Certamente mai e poi mai ho vissuto sino a oggi una vita banale. Vorrei con tutta me stessa che le parole di questo mio diario fossero d’augurio e speranza per tutti e non solo per i diabetici.

 

 

 

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