Giovedì 09 Set

La gravidanza e il diabete

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Mi chiamo Antonella, ho 32 anni e sono sposata da cinque anni… vorrei raccontare e condividere con voi l’esperienza più dolce e intensa che ho vissuto in questo ultimo anno… dimenticavo ho il diabete tipo 1 dall’età di 9 anni.
Da tempo desideravo avere una gravidanza, ne avevo parlato con mio marito e insieme avevamo capito che potevamo affrontare questa nuova esperienza.
Nonostante questo forte affiatamento dopo la nascita della bimba, quando siamo tornati a casa, abbiamo avuto dei piccoli “battibecchi” su come dovevamo avere cura della bimba.
Eravamo tutti e due inesperti ma lui voleva saperne di più.
È stato importante parlare e comunicare senza volere apparire presuntuosi... poi, giorno dopo giorno, la situazione si è rasserenata.
Le nonne sono state di grande aiuto!!!

Posso dire che ho vissuto la gravidanza in modo molto sereno grazie anche all’aiuto di una zia che ha saputo starmi molto vicina.

Ho atteso un anno prima di iniziare la gravidanza e nel frattempo ne avevo parlato con il mio medico diabetologo, che ormai conosco da 10 anni.

Il medico diabetologo mi aveva spiegato che era importante ottenere un buon compenso e che quindi dovevo diminuire l’emoglobina glicata… Il valore che dovevo raggiungere, intorno al 6.0, mi sembrava irrangiungibile... mi sembrava lontano.

Inizialmente, in accordo con il medico diabetologo, ho cercato di equilibrare la terapia con l’alimentazione e con l’attività fisica che svolgevo quotidianamente; non che io facessi le gare o le maratone, piuttosto lunghe passeggiate.

Sono andata anche da una dietologa che mi ha fornito dei consigli per riuscire ad avere una alimentazione più corretta.

Quando ho scoperto che ero incinta sono andata presso la clinica ostetrica.
Il reparto si chiama “diabete e gravidanza”.
Il primo impatto è stato duro, poiché i medici sono stati molto severi con me.
Mi hanno detto che avrei dovuto impegnarmi molto e lavorare molto per ottenere dei buoni risultati relativamente al compenso.

Ogni 15 giorni andavo nella clinica dove venivo pesata, controllavano la pressione, ascoltavano il battito del bimbo e naturalmente controllavano i profili.

Per meglio controllare il diabete ogni mese effettuavo il prelievo per l’emoglobina glicata e mi veniva chiesto di essere sempre molto puntuale e precisa nello svolgere i controlli domiciliari delle glicemie.

Credetemi è stato bellissimo quando ho iniziato a sentire i suoi primi movimenti dentro di me.

Quando feci l’ecografia e vidi il suo profilo, le manine, i piedini fu una emozione molto forte, incontenibile.
È difficile descrivere l’emozione provata… ma sicuramente è una emozione unica.

In quel periodo avevo i valori della glicemia perfetti.
Dal 6° mese abbiamo dovuto modificare la terapia e ho dovuto aumentarla.

Finalmente è avvenuto il parto e dopo averlo concordato con la ginecologa, che mi aveva seguito per l’intera gravidanza, abbiamo deciso di fare il taglio cesareo.

La bimba è stata per qualche giorno nell’incubatrice, ma non vi erano problemi particolari e io ero tranquilla.

Credo che per ogni donna questa esperienza possa davvero essere unica e irripetibile.

Se l’équipe medica può apparire severa nel voler raggiungere dei buoni valori delle glicemie… questo avviene affinché tutto proceda per il meglio.

Per quanto riguarda il lavoro sono stata a casa dal 3° mese, questo mi ha permesso di essere più tranquilla e poter avere più tempo per noi due.

Dopo la gravidanza ho ripreso la terapia giornaliere, poiché nel periodo della gravidanza facevo anche cinque iniezioni per mantenere un buon compenso.

Attualmente con il medico diabetologo stiamo cercando di individuare la terapia più adatta per me… posso affermare che nel periodo della gravidanza stavo proprio bene!

La storia di Antonella ci aiuta a comprendere che la gravidanza nella donna diabetica deve essere programmata in modo da poter iniziare in condizioni ottimali di compenso metabolico.
Tale situazione dovrebbe essere mantenuta anche per tutto il decorso della gravidanza stessa, particolarmente nelle prime settimane.

Le paure e i pregiudizi che accompagnavano la gravidanza delle donne diabetiche si sono dissipati da quando ci si è resi conto che le complicanze alle quali andavano incontro le donne e i neonati potevano essere evitati con cure adeguate.

La gravidanza e la sua felice conclusione per la madre e per il feto dipendono da come la gravidanza viene iniziata, e anche dal periodo precedente il concepimento.

Per ottenere questo risultato è importante che la donna già prima del concepimento abbia un buon controllo metabolico in modo da ottenere il miglior ambiente per un normale sviluppo dell’embrione e del feto.

Mantenere un buon controllo richiede un buon impegno e soprattutto l’acquisizione di corrette condotte di salute.

La persona che intende intraprendere questo percorso deve essere convinta di poter incidere sul proprio stato di salute e non demandare ad altri la cura e il trattamento del proprio diabete.
Questo atteggiamento è applicabile non solo nella donna che intende affrontare una gravidanza ma in tutte le persone e da questo dipende l’intraprendenza e la voglia di agire.

Quando la gravidanza è nota la donna istintivamente si controlla più attentamente poiché le motivazioni sono maggiori ma l’eventuale danno iniziale può essere già presente.

La maggior parte delle malformazioni e degli aborti è dovuta al cattivo controllo glicemico durante il concepimento e nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione.

La storia di Antonella dimostra che è importante non lasciarsi condizionare da timori e paure ingiustificate talvolta motivo di ansia, è piuttosto importante interpellare operatori capaci di rispondere alle richieste, dubbi e interrogativi che si possono avere.

Dopo avere individuato l’èquipe diabetologica di riferimento è importante con quest’ultima creare un rapporto di fiducia e presentare il desiderio di affrontare la gravidanza.

Nella seconda parte della gravidanza le glicemie sono più facili da controllare.
L’insulina nel feto svolge anche funzioni di accrescimento ed è questo il motivo per cui i bambini di madri diabetiche mal compensate alla nascita sono più grossi e pesanti (macrosomici).

Nel corso della gravidanza sono necessarie più visite al fine di verificare con più frequenza l’andamento del compenso ed eventuali situazioni di stress della donna, inoltre particolare attenzione deve essere dedicata alle complicanze croniche del diabete che, in taluni casi, possono subire peggioramenti.
È quindi necessario controllare lo stato dei reni, controllare gli occhi e la pressione.

In questo ci aiuta l’esperienza di Antonella poiché ci mostra che le visite non devono essere vissute come un peso, piuttosto la regolarità degli appuntamenti può essere vissuta come un momento personale e una maggiore attenzione e cura di sé.
Diventa un modo per prepararsi al parto e alla vita futura.

Il periodo della gravidanza può davvero essere vissuto come un momento per imparare a conoscere le proprie emozioni e desideri.

Se il corso della gravidanza si è svolto con tranquillità normalmente non è più necessario anticipare il parto o procedere con taglio cesareo, perché un buon controllo consente una gravidanza a termine e il parto per via naturale.

La sorveglianza ostetrica dell’ultimo mese consente di valutare il battito cardiaco fetale, la crescita fetale mediante ecografia e ridurre al minimo il rischio di problemi respiratori alla nascita per il bambino e attendere il lieto evento.

Allattare al seno il proprio bambino neonato è una delle esperienze più gratificanti che possono capitare a una madre.

La donna con diabete può allattare il suo bambino e offrire i benefici che ne derivano: anticorpi, ferro, vitamine.

È da ricordare che l’allattamento di solito causa una riduzione del fabbisogno giornaliero di insulina.

Prima di essere dimessa dall’ospedale sarà necessario modificare, con l’aiuto del diabetologo, la terapia insulinica e rivedere la propria alimentazione.

Possiamo constatare che non vi sono particolari problemi per una donna che, dopo il parto, vuole allattare il proprio bambino.

È necessario continuare a mantenere un buon controllo della glicemia, così come era stato fatto durante la gravidanza, e mantenere un dialogo con la propria équipe curante per risolvere i possibili dubbi che si potranno presentare.

 

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