Le persone si raccontano - dicembre 2011
Scritto da Natalia Piana Lunedì 02 Gennaio 2012 00:00
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Alcuni anni fa nasceva ADIQ (Alpinisti Diabetici in Quota) e la vita di molti – salvo i fondatori già avvezzi alla montagna estrema – subiva un impulso verso l’alto, scoprendo che era possibile realizzare sogni e sperimentarsi in campo aperto. È questa un’associazione originale, indefinibile per certi versi, formata da un gruppo sempre più grande di amici e amiche, di persone che il diabete ha fatto incontrare salendo i fianchi scoscesi dei monti d’Italia e del resto del mondo. Tante sono le imprese che li hanno visti marciare fianco a fianco, tanti i viaggi fuori, intorno e dentro di sé che i nostri hanno compiuto e da cui sono tornati con la voglia di testimoniare, di offrire racconti, esperienze, scoperte. A volte le loro imprese sono esotiche, immense, lontane (Kilimangiaro, Cho Oyu, Broad Peak, Peak Lenin) altre volte sono domestiche, prossime ma non per questo meno intense ed emozionanti. Ogni anno due appuntamenti scandiscono le stagioni, Snowdiab in inverno, Diabtrek tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Sono esperienze rivolte a giovani adolescenti o adulti con diabete per avvicinarli alla montagna in ogni suo aspetto. l 2011 è stato caratterizzato dall’appuntamento ormai fisso sull’Altipiano di Lavarone, a Passo Vezzena, e da una straordinaria avventura sullo scorcio dell’estate. Siamo tornati da pochi giorni dalle Pale di San Martino, da una bellezza che quando ti entra nel cuore ci rimane per sempre, scrivendo ancora tutti insieme un altro capitolo della storia di ADIQ, racconto ormai lungo e denso. Le pareti e le torri delle Pale ci hanno accolto da subito con il sorriso del sole. I suoi raggi ci hanno accompagnato al tramonto, perdendosi tra le pareti immense, al calore e agli odori buoni del rifugio Pradidali. È stata subito salita densa, intensa ma nessuno si è lamentato, soprattutto i più giovani, ragazzi e ragazze, grande lo spirito, agili e andanti le gambe. Molti di noi, anche gli adulti, hanno scoperto la ferrata, l’ebbrezza che dà salire cercando la sporgenza, l’emozione unica che unisce l’artificiale metallico, l’umano fatto di muscoli, nervi, sudori e brividi, il naturale, la roccia che sporge, il buco che è appiglio. Tutto diventa tocco sensibile, essenziale contatto, ricerca di sicurezza, prossimità, corpo a corpo benevolo e deciso con la parete ruvida, scivolosa a volte, che ti sostiene.
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Alla montagna assomiglia il diabete, la storia che ci porta spesso tutti insieme sui monti. Anche il diabete ha picchi e valli, salire e scendere, avanti e indietro, continua ricerca di equilibrio che è sicurezza, benessere, stabilità. In montagna questo si guadagna con la fatica, il progetto, la capacità di vedere oltre e quindi di immaginare. Questo ogni volta ci portiamo dentro salendo i monti con ADIQ, insieme al diabete e a tutto ciò che esso significa per ognuno di noi. In questo settembre assolato che sapeva d’estate anche in alta quota abbiamo vissuto una edizione del Diabtrek intensa ed emozionante, come sempre colma di senso. Abbiamo condiviso il nostro viaggio con ragazzi e ragazze speciali, uguali a quelli e quelle che vivono la loro straordinaria età, speciali perché pronti, con entusiasmo e determinazione, ad accettare la sfida, a mettersi in gioco, ad affidarsi ad altri, più grandi, più forti forse perché la vita in parte l’hanno già conosciuta, goduta, sfidata, patita. Tutti insieme abbiamo camminato, scalato, ci siamo legati gli uni agli altri fiduciosi, con le corde, l’affetto, l’amicizia, l’allegria, siamo saliti e con noi è salita, invitata a gran voce, la voglia di stare insieme, di sudare insieme, di faticare e di andare. Il diabete, come esperienza di vita, come impegno, come fatica, è stato un compagno presente, intorno ad esso si sono intrecciate le nostre discussioni, le valutazioni, le strategie, è salito con noi che la sfida avevamo raccolto e valutato. In queste occasioni speciali che diventano laboratori per sperimentarsi e tornare più forti e consapevoli alla vita di tutti i giorni, i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne di ADIQ, provano a costruire scenari diversi e imprevisti per il diabete, contorni da definire insieme, condividendo stati d’animo a cui trovare spazi e nomi. Le montagne, le parole, le storie, i diversi approcci, le personali strategie, i dubbi, le impressioni, i pensieri si mettono dentro al cerchio che creiamo ogni volta per rendere questa condizione ancor più comprensibile a noi stessi e agli altri, a tutti quelli che nelle grandi pianure e tra le colline non capiscono, pensano che sia una storia che non li riguarda, non li tocca. Rendere più chiare le cose nella chiarezza dei monti ci fa scendere a valle fiduciosi di aver trovato quel qualcosa in più che a inizio salita ci mancava. Torniamo alla pianura dove tutto è un po’ più confuso e rumoroso e abbiamo già voglia di altre montagne, di ritrovarci per proseguire un discorso interrotto che non vuol fermarsi, altri orizzonti frastagliati che sappiano accogliere i nostri progetti e i nostri sogni.
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