Diabete e autocontrollo
Scritto da Emanuela Orsi e Daniela Bruttomesso Lunedì 02 Gennaio 2012 00:00
| Con il termine “autocontrollo” si fa riferimento a tutto ciò che la persona diabetica può fare da sé per tenere sotto controllo la sua condizione e questo, insieme alle prescrizioni del diabetologo, permette di evitare le complicanze della malattia. In senso più ampio, l’autocontrollo comprende tutte le competenze che la persona con il diabete deve acquisire per mantenere la quantità di glucosio nel sangue nei livelli ideali, e tra queste vi è l’attenzione all’alimentazione, l’esercizio fisico, il controllo della glicemia capillare ed eventualmente terapie con farmaci o l’assunzione di insulina. Fa parte dell’autocontrollo anche la misurazione della glicemia capillare che è considerata una delle tappe più importanti nel progresso della cura del diabete, seconda solo alla scoperta dell’insulina. Fino agli anni ’70 infatti, avevamo a disposizione solamente il controllo del glucosio nelle urine, e ciò non rendeva semplice ottimizzare il controllo glicometabolico. Oggigiorno ci sono molti strumenti a disposizione per misurare la glicemia capillare, che richiedono una piccola goccia di sangue e che danno il risultato dell’analisi in pochi secondi e con grande accuratezza. Ma quali sono i momenti della giornata in cui è importante valutare la glicemia capillare? Il numero delle rilevazioni e gli orari in cui deve essere controllata la glicemia dipendono dal tipo di diabete, dalla terapia e dal compenso della malattia e sono egualmente importanti sia la glicemia a digiuno sia quella dopo i pasti o prima di coricarsi. Nel diabete tipo 1 in terapia insulinica multi-iniettiva o con microinfusore i controlli sono come minimo 6 al giorno (prima e dopo i pasti) e aumentano in caso di ipoglicemia o altri eventi intercorrenti (malattia, esercizio fisico ecc.). Nel diabete tipo 2 in terapia con sola dieta o con farmaci che non causano ipoglicemia, se ben controllato, può essere sufficiente un controllo saltuario per avere la sicurezza del mantenimento del compenso: infatti, non bisogna dimenticare che i sintomi di scompenso si presentano solo per glicemia molto elevate, al di sopra di 300 mg/dL, e quindi è fondamentale capire per tempo che la glicemia si sta scompensando. Diverso è il caso in cui il trattamento farmacologico può causare ipoglicemia o sia stata impostata la terapia insulinica: in questi casi, la frequenza dei controlli deve essere maggiore. |
Il controllo deve essere sempre intensificato in caso di malattie intercorrenti, cambio di terapia, gravidanza e attività fisica. Nella tabella sotto sono descritte le indicazioni della Società Italiana di Diabetologia relative all’autocontrollo della glicemia. Oltre alla glicemia, può essere opportuno controllare la presenza di glucosio (glicosuria) o di acetone (chetonuria) nelle urine: infatti, la loro presenza indica uno stato di scompenso glicometabolico che deve rapidamente essere corretto. Altri due punti importanti sono rappresentati dal controllo del peso corporeo e dell’introito calorico e nutrizionale: la dieta infatti è una componente fondamentale per ottenere il compenso glicometabolico e deve essere bilanciata nei suoi componenti.
Ma come devono esser utilizzati i dati raccolti? L’annotazione dei risultati e di altre informazioni inerenti la gestione della patologia è d’importanza fondamentale sia per il paziente sia per il medico. I dati devono essere discussi dettagliatamente con i curanti, per riconoscere eventuali problemi, trovarne la soluzione e ottenere così il buon compenso glicemico e la riduzione delle complicanze. |




